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Stefania Franceschi Leonardo Germani

quarta
edizione

MANUALE
OPERATIVO PER IL
RESTAURO
ARCHITETTONICO
Metodologie di intervento per il restauro
e la conservazione del patrimonio storico

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cessità di riutilizzare strutture smesse fatiscenti senza più una funzione specifi-
ca. Non è difficile rilevare, soprattutto negli edifici rurali, la presenza di coper-
ture o solai latero-cementizi in sostituzione delle strutture lignee, infissi lignei
sostituiti da strutture in alluminio o pavimentazioni in graniglia o in battuto ri-
mosse per essere rimpiazzate da anonime piastrelle in ceramica, così come lo
stravolgimento arbitrario dei locali interni, mosso da scelte puramente formali
legate all’impellente necessità d’adeguamento funzionale e di “ottimizzazio-
ne” degli spazi nell’ottica utilitaristica; in questo modo, locali configurati con
una loro logica dimensionale, non vengono adattati ma deturpati e persi. Il pro-
getto dovrebbe porsi come obiettivo quello sì di adeguare, ma in modo che le
modifiche non siano tali da far perdere all’edificio la sua iconografia originale,
scindendo ciò che deve essere mantenuto da quello che può essere sacrificato e
facendo attenzione a non alterare gli aspetti preponderanti che lo caratterizza-
no. Tutto questo è possibile con un’appropriata manutenzione dell’edificio
(che potrà prevedere anche un misurato ripristino, magari secondo tecniche
tradizionali) manutenzione che, opponendosi al degrado ed all’invecchiamen-
to mediante interventi programmati e ripetuti nel tempo, potrà evitare la di-
smissione e quindi le conseguenti onerose quanto, talvolta, traumatiche opera-
zioni di rifunzionalizzazione. Proprio in virtù di queste considerazioni il pro-
fessionista che dovrà redigere il progetto di restauro e che, allo stesso tempo,
vorrà conservare la dignità strutturale del manufatto, si troverà nella difficile
posizione di mediatore tra le richieste inoltrate da una committenza, spesse
volte poco illuminata ed interessata, per ovvi motivi, solo agli aspetti economi-
ci e speculativi e il desiderio di operare sul manufatto evitando di stravolgerlo
con gesti creativi ed audaci. Nella pratica del restauro inevitabilmente l’edifi-
cio subirà delle trasformazioni; la difficoltà sarà proprio ponderare bene gli
aspetti conservativi e quelli trasformativi rapportandoli a tutta quella serie di
fattori che potranno avere un’influenza più o meno incisiva durante il percorso
esecutivo dell’opera, oltre a valutare concretamente la reale possibilità di effet-
tuare un recupero funzionale conservativo. Il recupero funzionale di un edifi-
cio deve mettere in conto che i diversi adattamenti tecnici e strutturali risulte-
ranno dei corpi estranei alla fabbrica e che, per questo, si potrà perdere irrepa-
rabilmente parte delle testimonianze contenute nella materia stessa, pertanto,
nell’introduzione d’elementi tecnici funzionali (al fine di rendere idonei alle
necessità del nostro tempo oggetti nati per soddisfare bisogni diversi), è corret-
to analizzare in maniera dettagliata e critica l’impianto dell’edificio, così da
poter appurare se esiste la possibilità di inserire i nuovi oggetti; ad esempio,
nel caso delle scale di sicurezza, potrà essere opportuno verificare l’eventualità
di ripristinare o di rinnovare le preesistenti scale secondarie.

L’approfondita conoscenza del manufatto e delle vicissitudini subite nel corso
degli anni sono elementi indispensabili per riuscire a definire l’indirizzo perse-24

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guibile più confacente al caso; capire come si sono avvicendate eventuali ag-
giunte o sottrazioni, adattamenti tecnologici, cambi di funzioni che hanno im-
plicato una diversa distribuzione degli spazi interni, consolidamenti strutturali
e quant’altro possa risultare utile al progettista al fine di poter capire a fondo
l’oggetto così da definire un programma d’interventi strettamente connessi al
caso specifico modificando ed adattando, se necessario, le diverse operazioni
in modo da renderle ancora più efficienti ma, soprattutto, evitando una genera-
lizzazione procedurale a tutta la fabbrica. La conoscenza delle tecniche co-
struttive usate in passato è indispensabile per il progettista al fine di poter con-
servare ed adattare strutturalmente le parti costituenti il manufatto; la cono-
scenza dei materiali utilizzati e di come venivano messi in opera aiuta a capire
i punti deboli e, allo stesso tempo, permette sia di operare ripristini e integra-
zioni compatibili con la preesistenza, poiché integrati “imitando” le procedure
attuate in passato, sia di consolidare adeguatamente ciò che ormai è divenuto
fatiscente ed inefficiente. L’esplicazione delle tecniche costruttive tradizionali
non sarà argomento di questo testo, in quanto richiederebbe una più vasta trat-
tazione, considerata la complessità delle soluzioni rintracciabili e le possibili
varianti che di queste esistono. Tuttavia ogni procedura si relaziona e nasce in
riferimento alle tecniche costruttive tradizionali e pertanto è possibile, “leg-
gendo tra le righe”, estrapolare i caratteri salienti delle diverse soluzioni tecno-
logie adottate in passato.

In riferimento alle considerazioni sino ad ora esposte il testo nasce dalla rac-
colta dei dati acquisiti direttamente dalla pratica del cantiere e dall’esperienza
maturata attraverso lo scambio di conoscenze con operatori esperti del settore.
La concomitanza di questi due fattori è stata motivo di riflessioni che hanno
consentito di compilare le diverse procedure trattate in relazione a considera-
zioni di ordine pratico e teorico; entrambi gli aspetti sono stati ponderati al fine
di poter descrivere delle operazioni direttamente riconducibili nella logica del-
la pratica evitando, al contempo, di tralasciare sia le sfumature scaturite diret-
tamente da un modus operandi delle maestranze, sia quelle nozioni troppo au-
liche che, se pur corrette, difficilmente potrebbero trovare un riscontro nelle at-
tività edilizie operate in cantieri non monumentali. Le procedure, infatti, ripor-
tano gli aspetti salienti d’ogni operazione non tralasciando mai di premettere il
perché, il come e, soprattutto, il quando potranno essere messe in atto, e non
perdendo mai di vista l’entità e la valenza dell’oggetto a cui sono indirizzate.
Le operazioni indicate nel testo, anche quelle apparentemente più invasive,
scaturiscono da una “logica conservativa”, dalla volontà di mantenere e mi-
gliorare uno stato di fatto rispettandolo ma, al contempo, con l’intento di resti-
tuirgli quei requisiti statici-strutturali perduti, tenendo conto dei limiti etici im-
posti dalle implicazioni storiche ed estetiche ma avendo, come fine ultimo, il
raggiungimento della ritrovata efficienza tecnica. L’intento è stato quello di

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