Download POESIE_FATATE PDF

TitlePOESIE_FATATE
TagsNature
File Size1.1 MB
Total Pages15
Document Text Contents
Page 1

1

Fabio Larcher

Ballate
di Gwyn Gwisgo

Page 2

2

PROPRIETÀ LETTERARIA

diritti di riproduzione, vendita, traduzione riservati
per tutti i paesi,

compresi gli stati immaginari e i Regni Fatati.

Copyright Novembre © 2016 by Fabio Larcher

Illustrazione di copertina: Arthur Rackham

Page 7

7

iii

La ghinea d’oro

«Ehi, tu! dico a te, mascalzone!
Volevi pagar la pigione
con quest’oro matto? stai fresco!
Ti gonfio, se adesso ti pesco.»

Ahi, no! L’oro matto e l’ottone
ti mandano dritto in prigione.

«Vi giuro, signore, è un equivoco.
Non siate, pietà, così univoco
nell’interpretare la cosa.
Gwyn Gwisgo mi chiese una rosa
e mi pagò il fiore con questa
ghinea d’oro giallo, che fresca
sembrava venuta dal conio.
Portatemi, orsù, al manicomio:
mi sono fidato dell’elfo:
chi mai crederebbe ad un elfo?»

Non “matto”, sei proprio minchione.
Ahimè! che il denaro degli elfi
ti porta follia e perdizione,
se semini l’oro e l’ottone.

v

Page 8

8

iv

Gli Yig

Lo sanno tutti, gli Yig mangiano l’uomo
e pensano che l’uomo sia il più buono
tra i cibi. Che mangino l’uomo è un dato.
Nessuno sa se crudo o cucinato,
perché nessuno è mai tornato vivo
(vivo e sano di mente, al proprio arrivo)
a raccontarlo, dalla loro casa
dal tetto aguzzo, dalla buia cimasa.
Si sa che sono neri, senza tratti
del volto, hanno dei corpi
lustri, gommosi, ed ampi piedi storpi.
Portano tutti un sacco sulle spalle,
pieno di denti sferraglianti e gialle
gengive, viscide di muco. Molti
testimoniano che sono assai sciolti
nei movimenti, rapidi e veloci,
che hanno un linguaggio e, dalle bocche

[atroci,
emettono delle urla di lamiera
squassata dal vento. Quasi ogni sera.
Ma nonostante curino un tesoro
fatto di zàffiri e monete d’oro,
soltanto pochi stupidi hanno osato
tentare di rubarlo, e hanno pagato

v

Page 14

14

di platino e titanio. Ed una donna
che funzionava ad energia amorosa:
più l’amavi, più si alzava la gonna,
diceva ti amo ed era spiritosa.

E un libro che si leggeva da solo,
pieno e fitto di poesie elfiche rare,
tutte rimanti in -ere, in -ire, in -are,
di cinguettii sonante e lai di brolo.

E un teatrino a vapore in cui gli attori
erano automi in grado d’imparare
la parte senza alcun aiuto umano.
Sì, questi e altri giocattoli, signori,
Gwyn Gwisgo era capace d’inventare,
poiché era un elfo astruso, estroso e strano.

19 - 11 - 2016

Page 15

15

vii

Il regno fatato

Il regno delle fate
è un luogo molto strano,
pieno di cose antiche,
rotte o di terza mano.
La sempiterna estate
di cui si narra è un luogo comune umano.
La verità è diversa:
il regno delle fate
somiglia a una brughiera
vuota, squassata a morte dalla sferza
di un vento vivo ed empio.
Non c’è una casa intera;
solo macerie instabili e cariate;
non una chiesa o un tempio.
Se voi dite altrimenti,
attenti a ciò che dite!
Le fate sono solo dei custodi
delle anime svestite.
Il loro regno ha un altro nome in sorte:
il regno della morte.

v

Similer Documents